Novak Djokovic continua a essere un giocatore segnante per il mondo del tennis. E così, nel 2025 che si è appena concluso, si è portato a casa un altro premio che certifica la sua grandezza per lo sport mondiale. Domenica scorsa, il tennista serbo è stato insignito del Globe Sports Award, ricevuto direttamente dalle mani di Cristiano Ronaldo. E per l’ex numero 1 del ranking ATP è stata questa l’occasione per parlare ancora una volta a cuore aperto. Un racconto che parte proprio dall’infanzia e dall’inizio della sua passione per lo sport, per arrivare anche a qualche obiettivo ancora da raggiungere nella parte finale della carriera. Il tutto, come sempre è accaduto, con la massima sincerità.
Gli idoli di Novak Djokovic
Novak Djokovic ha parlato proprio dell’inizio della sua passione per il mondo dello sport. E si parte proprio da quelli che sono stati i personaggi che lo hanno fatto affezionare e appassionare. Tre in particolare sono le stelle che lo hanno portato a rendere la sua vita tutta con una vocazione sportiva: “Da bambino guardavo tantissimo sport in TV. Ero appassionato di tennis, basket e non mi perdevo una gara di sci di Alberto Tomba. In quella disciplina era lui il mio idolo. Sono cresciuto col suo mito insieme a quelli di Kobe Bryant nella pallacanestro e Sampras nel tennis. Pete è stato il mio modello e punto di riferimento, fin dal primo giorno in cui ho impugnato la racchetta”.
Ma quando è iniziato l’amore di Novak Djokovic per il tennis? Ben presto il serbo ha capito che la racchetta gli avrebbe dato tanto, nella vita e nella carriera: “Per me il tennis è stato un segno del destino. Avevo quattro o cinque anni e stavano costruendo tre campi da tennis di fronte al ristorante che un tempo possedevano i miei genitori. Tutto accade per una ragione nella vita. È stato un intervento divino, in un certo senso, per me essere introdotto al tennis. E me ne sono innamorato”.
Gli obiettivi futuri
Oltre allo sport, ci sono tanti aspetti che hanno condizionato e in un certo senso formato Novak Djokovic. Su tutti, il fatto di aver vissuto a pelle il conflitto nella ex Jugoslavia, che ha rivoluzionato la geopolitica in quei territori. L’ex numero 1 al mondo ha fatto capire che situazioni del genere formano gli uomini del futuro: “Penso che sia importante creare le circostanze e l’ambiente affinché un giovane atleta possa essere stimolato mentalmente e fisicamente per ottenere il massimo da sé stesso. Crescendo nelle avversità” ha continuato riferendosi alle guerre jugoslave degli anni ’90, “desideri ancora di più il successo, perché hai qualcosa da dimostrare non solo a te stesso, alle persone a te care, alla tua famiglia, ma a tutti gli altri che ti guardano”.
Novak Djokovic, dopo aver ricevuto il premio del Globe Sports Award, ha parlato anche di futuro. Non ci sono grossi programmi e grossi ostacoli per i prossimi anni. Anzi il serbo ha fatto capire di avere un obiettivo ben chiaro: “Mi piacerebbe partecipare alle Olimpiadi del 2028. Per il momento non mi pongo limiti. Vado avanti a giocare perché adoro colpire la pallina e adoro ancor di più competere con i miei avversari. La mia etica è sempre stata centrata sul volermi migliorare costantemente, sul lavoro duro e sul sacrificio. Era così già nei primi tornei che giocavo da piccolo e non sono cambiato”.